“Allarmi ciechi” e videosorveglianza tradizionale: perché rallentano la risposta alle intrusioni
Molti impianti di sicurezza oggi in uso sono perfettamente in grado di rilevare un evento di intrusione…
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Redazione Axitea
Molti impianti di sicurezza oggi in uso sono perfettamente in grado di rilevare un evento di intrusione e trasmetterlo al Security Operation Center (SOC). Il sistema funziona, l’allarme arriva e l’evento viene preso in carico.
Tuttavia, in assenza di “strumenti di verifica visiva immediata”, l’allarme generato risulta non qualificato. Questo rende necessaria una fase di accertamento preliminare prima di attivare le azioni di risposta e intervento, anche in presenza di sistemi di videosorveglianza tradizionali.
Negli impianti di allarme tradizionali (anche quelli di videosorveglianza tradizionali), l’evento viene rilevato e trasmesso al Security Operation Center (SOC). Tuttavia, in assenza di strumenti di verifica visiva immediata, l’allarme risulta non qualificato. È il caso dei cosiddetti allarmi “ciechi”: segnalazioni che indicano che “qualcosa è successo”, ma non consentono di capire subito cosa stia realmente accadendo.
Anche in presenza di sistemi di videosorveglianza tradizionali, questa criticità rimane. Un operatore del SOC deve spesso:
Questa fase di accertamento preliminare è inevitabile e comporta un allungamento dei tempi decisionali proprio nella fase in cui la tempestività dell’intervento rappresenta un fattore determinante per ridurre il rischio.
Nel contesto delle intrusioni, il tempo gioca sempre a favore dell’intruso. Ogni minuto necessario per verificare se l’allarme sia reale o meno riduce le possibilità di intervenire prima che il furto venga portato a termine.
I sistemi basati su allarmi ciechi espongono quindi le aziende a un paradosso: l’allarme arriva ma manca l’informazione chiave per decidere subito e agire.
Per superare queste limitazioni, grazie alla tecnologia sono stati sviluppati sistemi in grado di generare allarmi qualificati, ovvero allarmi corredati da informazioni visive immediate sull’evento come la videosorveglianza con intelligenza artificiale o le videoronde AI. Immagini o sequenze che permettono al SOC di comprendere fin da subito se l’intrusione è reale, in corso e potenzialmente pericolosa.
Questo può avvenire tramite sistemi di fotoallarme ma anche con l’evoluzione di impianti di videosorveglianza già presenti potenziati dall’intelligenza artificiale (senza che sia necessario rifare un sistema di videocontrollo).
In questi casi, l’allarme non è più un semplice segnale, ma un’informazione già verificabile, che consente di ridurre drasticamente i tempi di valutazione.
I dati del SOC Axitea: +60% di furti sventati
L’impatto di questa differenza operativa è misurabile.
L’analisi dei dati storici del SOC Axitea, condotta nel periodo ottobre 2024 – marzo 2026, evidenzia che in presenza di sistemi che generano allarmi qualificati il furto viene sventato il 60% in più delle volte rispetto alle intrusioni avvenute in sedi protette con sistemi che generano allarmi ciechi.
Quando un allarme arriva già qualificato, il SOC è nelle condizioni di attivare immediatamente una risposta strutturata e proporzionata. Questo significa poter:
Un ulteriore effetto, spesso sottovalutato, riguarda l’efficienza complessiva del servizio di sicurezza. La presenza di allarmi qualificati riduce in modo significativo i contatti ai recapiti urgenti dovuti in realtà a falsi allarmi (spesso nel cuore della notte) e gli interventi non necessari. In quest’ultimo caso, anche con un beneficio economico per l’azienda, perché ciò contribuisce a contenere gli interventi extra franchigia riducendo il costo complessivo del servizio, migliorando al tempo stesso l’esperienza del cliente (meno stress per le chiamate notturne per un allarme).
Sventare un furto significa evitare una perdita materiale, ma anche ridurre l’impatto su continuità operativa, sicurezza delle persone e reputazione aziendale. Nei contesti complessi – aziende multisito, retail, logistica, industria – la gestione efficiente degli eventi di intrusione diventa un fattore competitivo.
Il confronto tra allarmi ciechi e allarmi qualificati non è quindi teorico, ma operativo e misurabile, come dimostrano i dati raccolti dal SOC Axitea nel periodo analizzato.
La sicurezza moderna non si misura più dal solo numero di sensori o di telecamere installate, ma dalla capacità di ridurre il tempo che separa la rilevazione dall’azione. Gli allarmi qualificati rappresentano un’evoluzione in questa direzione, perché colmano il divario tra segnale e intervento.
I dati lo confermano: quando l’allarme è cieco, il tempo lavora contro la sicurezza; quando l’allarme è qualificato, il tempo diventa un alleato.
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