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Redazione Axitea
L’intelligenza artificiale è ormai una componente integrante dei processi aziendali. Strumenti come assistenti virtuali, piattaforme di analisi predittiva, sistemi di videosorveglianza intelligente, applicazioni HR e soluzioni di Generative AI stanno contribuendo ad aumentare produttività, efficienza e capacità decisionale.
Per garantire che questa evoluzione avvenga in un contesto di sicurezza, trasparenza e tutela dei diritti fondamentali, l’Unione Europea ha introdotto l’AI Act (Artificial Intelligence Act), la prima normativa al mondo dedicata alla regolamentazione dell’intelligenza artificiale. Axitea ne aveva parlato successivamente all’approvazione definitiva del testo nell’approfondimento dedicato all’Artificial Intelligence ACT e agli impatti per le imprese italiane.
Per molte organizzazioni il tema viene ancora percepito come un futuro adempimento normativo. In realtà, alcune disposizioni sono già in vigore e la conformità al regolamento europeo sull’intelligenza artificiale sta rapidamente diventando un fattore distintivo nelle relazioni con clienti, partner, pubbliche amministrazioni e stakeholder.
Uno degli errori più comuni è pensare che la normativa riguardi esclusivamente chi sviluppa sistemi di intelligenza artificiale.
Il regolamento UE sull’AI individua diversi soggetti coinvolti lungo l’intero ciclo di vita delle soluzioni di intelligenza artificiale.
Sono le organizzazioni che sviluppano o immettono sul mercato sistemi di intelligenza artificiale con il proprio marchio.
Rientrano in questa categoria:
Sono le organizzazioni che utilizzano sistemi AI nell’ambito della propria attività professionale. È il caso della maggior parte delle aziende italiane che utilizzano ad esempio ChatGPT, Copilot o altri assistenti di Generative AI.
Sono i soggetti che introducono nel mercato europeo sistemi AI sviluppati in Paesi extra UE, assumendosi specifiche responsabilità sulla conformità normativa.
Sono gli operatori che distribuiscono o rivendono sistemi di intelligenza artificiale già immessi sul mercato.
Per la maggior parte delle imprese italiane il ruolo più frequente è quello di deployer. Questo significa che anche il semplice utilizzo di strumenti AI comporta responsabilità, obblighi di controllo e attività di governance.
La logica dell’AI Act è semplice: maggiore è il potenziale impatto di un sistema sui diritti delle persone, maggiori saranno gli obblighi previsti dalla normativa.
Per questo motivo i sistemi AI vengono classificati in quattro livelli di rischio.
Sono considerati incompatibili con i valori e i diritti fondamentali dell’Unione Europea e risultano vietati.
Tra gli esempi più rilevanti troviamo:
Sono applicazioni che possono incidere in modo significativo sulla vita, sulle opportunità o sulla sicurezza delle persone.
Esempi tipici:
Per queste tecnologie sono richiesti specifici requisiti in materia di gestione del rischio, supervisione umana, qualità dei dati, documentazione tecnica e controlli di conformità.
Comprendono soluzioni per cui il principale obbligo è la trasparenza verso l’utente.
Ad esempio:
L’utente deve essere chiaramente informato quando interagisce con un sistema AI.
Rappresentano la maggior parte delle applicazioni oggi diffuse nelle organizzazioni.
Alcuni esempi:
Per queste categorie gli obblighi normativi sono limitati.
L’entrata in applicazione del regolamento avviene in modo graduale.
Le principali scadenze previste sono:
Per le aziende questo significa che il percorso di adeguamento è già iniziato e che attendere le ultime scadenze potrebbe esporre l’organizzazione a rischi operativi e normativi.
Tra gli aspetti più innovativi introdotti dall’AI Act vi è il concetto di AI Literacy.
Le organizzazioni devono garantire che le persone che utilizzano strumenti di intelligenza artificiale possiedano competenze adeguate per comprenderne funzionamento, opportunità, limiti e rischi.
Non si tratta di una semplice sensibilizzazione, ma di un approccio strutturato che dovrebbe includere:
Per molte aziende rappresenta il primo e più immediato passo verso la compliance.
Accanto all’AI Act si inserisce anche la Legge 132/2025, che contribuisce a definire il sistema nazionale di governance dell’intelligenza artificiale.
La norma rafforza il coordinamento tra le istituzioni italiane e il regolamento europeo, individuando autorità competenti, funzioni di controllo e attività di vigilanza.
Per le imprese questo significa che la conformità deve essere valutata considerando sia gli obblighi derivanti dal quadro europeo sia le specifiche disposizioni introdotte a livello nazionale.
L’approccio alla governance dell’intelligenza artificiale non può quindi limitarsi a una semplice verifica normativa, ma richiede una visione più ampia che coinvolga aspetti organizzativi, tecnologici e di gestione del rischio.
Le conseguenze di una mancata conformità possono essere rilevanti. L’AI Act prevede sanzioni amministrative che possono arrivare fino a:
Tuttavia il rischio non è soltanto economico.
Un utilizzo non governato dell’intelligenza artificiale può comportare:
Come dimostrato dall’esperienza del GDPR, le conseguenze reputazionali possono spesso avere un impatto superiore rispetto alle stesse sanzioni economiche.
Le organizzazioni più mature stanno affrontando l’AI Act non come un semplice obbligo normativo, ma come una leva strategica.
Sempre più grandi imprese richiedono infatti evidenze di governance e conformità AI durante i processi di qualifica dei fornitori. Lo stesso fenomeno si sta consolidando nel settore pubblico, dove i requisiti legati alla gestione sicura dell’intelligenza artificiale sono destinati ad assumere un peso crescente nelle gare e negli appalti.
Essere in grado di dimostrare un utilizzo responsabile dell’AI consente di:
Per molte aziende il percorso verso la conformità può partire da attività concrete e progressive.
Un approccio efficace dovrebbe prevedere:
La sfida dei prossimi anni non sarà semplicemente utilizzare l’AI, ma farlo in modo sicuro, trasparente e conforme. Le aziende che inizieranno oggi questo percorso saranno le stesse che domani potranno cogliere con maggiore rapidità le opportunità offerte dall’innovazione, trasformando un obbligo normativo in un vantaggio competitivo concreto.
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Il provider sviluppa o commercializza un sistema di intelligenza artificiale, mentre il deployer lo utilizza nell’ambito della propria attività professionale.
Nella maggior parte dei casi sì. L’organizzazione viene considerata deployer e deve rispettare gli obblighi applicabili al proprio contesto operativo.
Sì. L’AI Act introduce specifici obblighi di AI Literacy per garantire che chi utilizza sistemi AI disponga di competenze adeguate.
La mappatura dei sistemi di intelligenza artificiale utilizzati in azienda, seguita dalla valutazione del livello di rischio associato a ciascuna soluzione.
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